Bari, avanti un altro: tocca a Fabio Grosso far rinascere i biancorossi

di Redazione GoValleDItria venerdì, 23 giugno 2017 ore 12:19

Il Campione del Mondo 2006 è il nuovo allenatore dei galletti

BARI - Una piazza da oltre trecentomila persone, con un bacino di utenza che sfiora il milione di abitanti, uno stadio che è il quarto in Italia per capienza: tutto questo, evidentemente, non è abbastanza per rivedere il Bari in Serie A dopo sei stagioni lunghissime. Uno spreco abnorme per una società e città del genere, dalla storia importante e dai numerosissimi personaggi di spicco che negli ultimi decenni hanno legato il proprio nome alla gloriosa società pugliese. Dai Presidenti, con la militanza quasi trentennale di Matarrese, al più recente Paparesta. Ai giocatori, che soprattutto a cavallo fra anni ’90 ed inizio nuovo millennio hanno vestito la casacca biancorossa: Zambrotta, Boban, Cassano, Bonucci e tanti altri. Fino alla panchina, che da Fascetti a Ventura ha visto negli ultimi anni gente qualificata come Nicola, Stellone e Colantuono fallire clamorosamente il salto nella categoria che dovrebbe appartenere di diritto al capoluogo pugliese.

Ora, Fabio Grosso: nulla da eccepire sulle possibili qualità del protagonista di Germania 2006, ma sicuri il vero problema sia l’allenatore? Come sopra elencato, alcuni dei migliori tecnici del nostro Paese hanno gestito il Bari, accettando di scendere di categoria, con la piena consapevolezza di aver tutto per poter ottenere una promozione nemmeno troppo complicata. A Nicola è riuscito un miracolo sportivo col Crotone in A, ma ha fallito a Bari: Colantuono ha scritto pagine storiche con l’Atalanta ma non solo e lo stesso Stellone, è salito in A col Frosinone disputando poi un campionato dignitosissimo. Eppure, a Bari, hanno un comune denominatore: la mancata salita nella massima categoria, anche con risultati piuttosto scadenti, quella che è stata ribattezzata dalla stampa locale come “una trappola per gli allenatori”. Il dodicesimo posto nell’ultima stagione è un pugno nell’occhio della tifoseria biancorossa, sempre carica di amore e passione sulle tribune del San Nicola.

E nemmeno il parco giocatori si può dire manchi, viste le possibilità importanti della proprietà biancorossa, ora passata nelle mani del Presidente Cosmo Antonio Giancaspro. L’imprenditore molfettese aveva nel dicembre 2015 acquisito il 5% delle azioni dall’ex arbitro Gianluca Paparesta, per poi a giugno 2016 acquisirne il pacchetto completo. Oggi Bari ha una società sana dopo il fallimento del 2014, con l’acquisizione per quasi 5 milioni di euro da parte di una società tutt’oggi ignota, affiliata alla FIGC.

Bari è l’emblema del calcio italiano, specchio di una situazione a livello infrastrutturale ai limiti del paradosso evidenziata da uno studio sulla qualità dei campionati europei. Siamo secondi, dietro solo alla Bundesliga, per capienza media degli impianti: navighiamo invece in ultima posizione per spettatori, dietro persino al campionato belga. E purtroppo, il San Nicola, rappresenta perfettamente questo aspetto: una struttura da 58 mila posti, ma con una pista d’atletica che rende poco godibile e difficoltosa la visione live del match ed una capienza minima e poco attrattiva mediaticamente, a causa di una struttura troppo grande per una piazza importante, ma non paragonabile ai top club (che comunque palesano difficoltà a riempire i propri stadi).

L’eroe di Berlino ha ora il compito di risollevare le sorti di una piazza che da tanto, troppo tempo, naviga nel purgatorio della cadetteria. 

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Commenti recenti

  • taranto nino

    forse é opportuno aggiiugere una piantina con il percorso alternativo

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  • Moretti Lorenzo

    Tutto molto bello, fare prevenzione e' sempre meglio che intervenire quando il fattaccio e' gia' avvenuto. A proposito che ne dite di redarguire...

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