Sequestrato l段mpianto di depurazione delle acque reflue civili di Martina Franca

di Redazione GoValleDItria marted, 9 febbraio 2016 ore 15:40
Quattro le persone indagate. LE FOTO.
MARTINA FRANCA - I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce hanno sottoposto a sequestro preventivo, con provvisoria facoltà d’uso, l’impianto di depurazione delle acque reflue civili di Martina Franca, gestito dalla società AQP S.p.a., al pari di tutti gli analoghi depuratori in territorio regionale, nonché lo scarico attualmente asservito al predetto impianto, situato in località “Pastore”, in un terreno di proprietà privata.
 
L’Autorità Giudiziaria ha disposto la contestuale nomina, quali amministratori e custodi giudiziari dei beni in sequestro, l’Autorità idrica pugliese, nella persona del legale rappresentante, con riferimento all’impianto di depurazione, su cui grava il compito di garantire la continuità del servizio di depurazione delle acque conformemente ai limiti di legge ed alle norme di settore, prevedendo il ripristino immediato dell’efficienza delle componenti dell’impianto attualmente fuori servizio; la Regione Puglia, nella persona del presidente della giunta regionale, con riferimento allo scarico attualmente in uso, benchè privo di autorizzazione, con l’obbligo di individuare, entro 60 giorni una soluzione tecnica alternativa eco-compatibile.
 
L’indagine - coordinata dal dr. Lanfranco Marazia della Procura di Taranto e condotta da personale del comando  CC NOE di Lecce – ha preso il via nel dicembre 2013 all’indomani dell’apertura di una vera e propria voragine, profonda diversi metri, in prossimità del recapito finale del depuratore nel cuore della Valle d’Itria, dove tuttora si osservano interi campi coltivati a vigneto sistematicamente invasi dai reflui maleodoranti a causa dell’assoluta inadeguatezza dello scarico attualmente in uso. Detto scarico è oggi costituito da un inghiottitoio naturale che recapita gli effluenti inquinanti del ciclo di depurazione nel sottosuolo, intaccando la salubrità delle acque sotterranee per effetto dell’estrema vulnerabilità della falda profonda in territorio carsico quale è quello della Valle d’Itria.
 
Le analisi chimico-fisiche su campioni di acque prelevate dai pozzi posti in un raggio di un km dallo scarico oggi sequestrato hanno evidenziato superamenti dei limiti tabellari per parametri quali il cloro, l’azoto totale, il fosforo, i solidi sospesi e i tensioattivi anionici e totali. Si è così raggiunta la prova che le acque della falda profonda, che alimentano i pozzi ispezionati, risultano contaminate dai reflui provenienti da un depuratore che non funziona adeguatamente. Per tale ragione si ipotizza a carico dei responsabili di Aqp Spa il delitto di avvelenamento colposo di acque destinate al consumo alimentare.
 
La consulenza tecnica disposta dal P.M. ha infatti evidenziato macroscopiche carenze imputabili al gestore dell’impianto cui è da ricondurre la scarsa efficienza del ciclo di depurazione e quindi la pessima qualità degli effluenti immessi nello scarico. Le conseguenze immediate di una tale condotta sono state quelle di avere dato vita ad un vero e proprio illecito smaltimento di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione.
Inoltre lo scarico, privo delle previste autorizzazioni, oltre a determinare la contaminazione della falda ha anche causato un serio rischio idrogeologico, con interessamento dei terreni adiacenti alla Ss 172 Locorotondo –Martina Franca e della stessa sede stradale, su cui si osservano lesioni e fessurazioni oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi tuttora in corso.
Uno scarico che oltre a non essere autorizzato è gravemente pericoloso per l’incolumità pubblica, sia per l’aspetto della salute umana (considerato l’attingimento di acque inquinate potenzialmente destinate anche al consumo umano), sia per quello del rischio idrogeologico, con particolare riferimento al transito sulla Ss 172 che potrebbe essere interessata da progressivi cedimenti del manto stradale con conseguenti rischi per la sicurezza della circolazione veicolare.
 
Allo stato attuale sono 4 le persone indagate in concorso per reati che consistono  nell’inadempimento  di contratti di pubbliche forniture, perché venendo meno agli obblighi derivanti dalla convenzione per la gestione del servizio idrico integrato nell’Ato Puglia facevano mancare il funzionamento di talune unità/componenti dell’impianto di depurazione determinando l’inosservanza degli standard minimi di qualità del refluo depurato;  nel superamento dei limiti tabellari previsti per lo scarico;  nello smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da fanghi di depurazione;  nell’avvelenamento di acque mediante immissione in falda profonda, attraverso il recapito finale non autorizzato costituito dall’inghiottitoio naturale di località Pastore, degli effluenti del ciclo di depurazione contenenti sostanze inquinanti e pericolose per la salute umana.
 
 
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Commenti recenti

  • taranto nino

    forse opportuno aggiiugere una piantina con il percorso alternativo

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  • Moretti Lorenzo

    Tutto molto bello, fare prevenzione e' sempre meglio che intervenire quando il fattaccio e' gia' avvenuto. A proposito che ne dite di redarguire...

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