Ostuni: eseguita un'Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere per maltrattamenti

di Redazione GoValleDItria mercoledì, 9 novembre 2016 ore 17:33

Operazione del Commissariato della Città Bianca

OSTUNI - Prosegue l’attività di controllo del territorio da parte del Commissariato di P.S. di Ostuni, diretto dal Commissario Capo Gianni ALBANO.
In costante sinergia con le direttive rese dal Questore di Brindisi, Dottor Roberto GENTILE, finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati in generale ed, in special modo, di quelli che ledono ed offendono la persona, nella giornata di ieri, i poliziotti ostunesi davano esecuzione ad Ordinanza applicativa della Misura Coercitiva personale della Custodia cautelare in Carcere a carico di M. M., classe 1976, censito in Banca Dati SDI per lesioni personali, porto d’armi e tentato omicidio.
 
Il provvedimento restrittivo, a firma del Giudice per le Indagini Preliminari, Dott.ssa Stefania DE ANGELIS, è stato adottato su richiesta del Pubblico Ministero, Dott.ssa Simona RIZZO, a seguito dell’attività investigativa svolta dall’Ufficio Denunce e dalla Squadra di Polizia giudiziaria del Commissariato della Città Bianca.
 
L’arrestato dovrà rispondere di maltrattamenti continuati ai danni della madre in quanto, “in più occasioni, abitualmente, poneva in essere nei suoi confronti, una serie di atti lesivi dell’integrità psicofisica, dell’onore e del decoro, umiliandola ed ingiuriandola ripetutamente”, adottando le stesse condotte anche nei confronti di una parente, “intervenuta in un’occasione a difesa dell’anziana donna, vittima dei ripetuti soprusi del figlio”.
Nei suoi confronti, inoltre, l’accusa di lesioni personali aggravate e di tentata violenza privata poiché “compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a convincere la madre a delegargli la riscossione della pensione con violenza, consistita anche nell’afferrare bruscamente una parente dapprima per un braccio e poi per i capelli, spintonandola e strattonandola, aggredendo anche il marito della stessa, intervenuto in difesa della moglie, lanciando al loro indirizzo un vaso in ceramica, procurando ad entrambi lesioni personali, guaribili, per ognuno, in 15 gg, salvo complicazioni….”.
 
Le vessazioni ai danni dell’anziana madre, è stato dimostrato dall’indagine, andavano avanti da oltre 2 anni, in un continuo crescendo di violenza e spregiudicatezza.
 
In particolare  sul finire del mese di ottobre del corrente anno, perveniva presso la Sala operativa del Commissariato, una richiesta d’intervento presso una privata abitazione di Ostuni, dove si stava consumando un’accesa lite in famiglia, con annessa aggressione. 
Immediatamente giunti sul posto un equipaggio della Squadra Volante e della Polizia giudiziaria del Commissariato, si aveva la presenza di una donna che si presentava come una vera e propria maschera di sangue, del marito che aveva numerosi graffi ed escoriazioni al volto nonché una copiosa fuoriuscita di sangue dal labbro nonché dell’anziana madre, seduta sul divano in forte stato di agitazione.
Rese le necessarie e non rinviabili cure mediche del caso, gli operanti ricostruivano l’accaduto acclarando che nel corso di un furioso diverbio avuto con la madre e una prossima congiunta, intervenuta a difesa della prima, l’uomo aveva aggredito entrambe con un accesa furia al punto da non riuscire nei suoi intenti negativi solo in ragione dell’intervento del marito della congiunta.
 
Questi, chiamato in soccorso dalla moglie, raggiunto l’appartamento, riceveva dall’odierno arrestato un potente calcio all’indirizzo del basso ventre che non sortiva peggiori conseguenze solo grazie all’agilità dell’attinto che, indietreggiando, ne attutiva l’impatto.
 Ma, non soddisfatto da quanto commesso, il manigoldo afferrava un vaso in terracotta e lo scagliava all’indirizzo della parente, colpendola in piena testa e coi cocci che, di rimbalzo, colpivano il marito, ferendolo al labbro e sul viso.
 
 Poco prima del descritto gesto, l’uomo brandiva all’indirizzo dei malcapitati, un coltello a serramanico, estratto dalle tasche dei pantaloni.
Capita la gravità di quanto commesso e ridotta la donna colpita dal vaso ad una vera e propria maschera di sangue, si rendeva sin da subito irreperibile.
 
Venivano avviate serrate ricerche da parte dei poliziotti ostunesi che, ininterrottamente, cercavano di rintracciarlo nei luoghi abitualmente frequentati dall’odierno arrestato, ma senza esiti positivi.
Inoltre, contattato telefonicamente dalla sua compagna e, suo tramite, invitato da un poliziotto a presentarsi in Commissariato assieme ad un Legale, testualmente rispondeva “eh si ciao…andate a fare in culo…”.
 
Pertanto, da quel momento in poi, l’individuo spariva letteralmente dalla circolazione, così volutamente sottraendosi alla giustizia. 
Ciononostante gli investigatori del Commissariato ostunese, proseguivano nell’acquisizione di elementi a sostegno dell’impianto probatorio, evidenziando, tra le altre cose, come gli atteggiamenti di maltrattamento dell’arrestato nei confronti della madre, andassero avanti da tempo immemore.
 
La donna, già 2014, era assoggettata ad una costante pressione psicologica condita anche da vessazioni fisiche, con la situazione che si era ulteriormente aggravata da quando l’anziana donna percepiva la pensione di reversibilità del defunto marito; soldi che il figlio pretendeva gli dovessero essere consegnati, con le buone o con le cattive maniere.
Un escalation di violenza e soprusi che, perfettamente ricostruiti dagli investigatori, facevano sì che si comunicasse il tutto al Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Procura della Repubblica di Brindisi, Dottoressa Simona RIZZO, titolare dell’inchiesta. 
 
La stessa, condiviso appieno l’impianto accusatorio, avanzava al GIP, istanza di applicazione della Custodia cautelare in carcere.
Il Giudice per le indagini Preliminari, Dottoressa Stefania DE ANGELIS, ritenendo la sussistenza a carico dell’uomo, di gravi indizi di colpevolezza nonché del “concreto ed attuale pericolo che il manigoldo, se lasciato libero di agire, potesse continuare a minacciare ed arrecare violenza ai suoi prossimi congiunti, con conseguenze ben più gravi”; considerati i precedenti specifici per lesioni personali e porto d’armi nonché per tentato omicidio, applicava la misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, considerando inadeguate stando alla gravità dei fatti ricostruiti, tutte la altre misure restrittive.
 
All’esito delle formalità di rito, l’uomo veniva tradotto presso la Casa Circondariale di Brindisi, per ivi rimanere a disposizione dell’A.G. competente.
 
L’indagine ha permesso di scongiurare gravi epiloghi e tragedie simili a quelle sempre più in voga nelle cronache nazionali, riconsegnando tranquillità e sicurezza alle vittime, la cui civile scelta di denunciare, ha permesso di assicurare alla giustizia il manigoldo.
I servizi di controllo del territorio di competenza da parte del personale del Commissariato di P.S. di Ostuni proseguiranno nei prossimi giorni nell’ottica della sicurezza generale cui poter giungere con sempre maggiori forme di collaborazione da parte della collettività.
 
 
Tempo stimato di lettura: 40''
 

Attibuzione - Non commerciale

   

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