Ambiente Valle d'Itria: la gestione dei rifiuti nei comuni

di Alessandra Neglia giovedì, 6 marzo 2014 ore 07:00

Che cosa è cambiato nella legislazione regionale sui rifiuti? Cosa cambio con il passaggio agli Aro? Come superare lo scoglio Ecotassa? Cerchiamo di fare il punto sullo stato delle cose.

DALLA VALLE - Uno degli argomenti su cui si misureranno le capacità di governo delle classi dirigenti locali è senza dubbio la gestione del ciclo dei rifiuti. Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la raccolta differenziata, i costi degli appalti, le modalità di svolgimento ed organizzazione dei servizi anche alla luce delle innovazioni legislative previste in materia: sono questi in temi caldi in una discussione – social e non – che sta coinvolgendo da mesi moltiss.

 

TARSU, TARES, TASI. TANTI NOMI PER UNA TASSA

Tarsu, Tares, Tasi. Tante sigle per indicare la tassa sui rifiuti che, nel giro di due anni, è cambiata diverse volte, mandando in confusione Amministrazioni, uffici comunali e soprattutto i cittadini. Con l’introduzione della Tares a gennaio 2013, è cambiato radicalmente il sistema di calcolo della tassa sui rifiuti rispetto a quanto avveniva con la Tarsu. Quest’ultima, infatti, faceva riferimento unicamente ai metri quadri dell’abitazione o dell’attività (in caso di impresa); la Tares, invece, tiene conto della effettiva capacità di produzione dei rifiuti, e quindi del numero degli occupanti e del tipo di attività svolta nell’immobile. Quello che maggiormente è stato contestato di questo nuovo sistema è che, in un momento particolarmente difficile, si vanno a penalizzare le famiglie più numerose. Sul fronte delle Amministrazioni comunali, invece, la difficoltà maggiore è stata rappresentata dai balletti che questa imposta ha subito nel corso dell’anno: prima è stato chiesto agli enti locali di chiedere ai cittadini una specie di “acconto” calcolato sulla base della percentuale “Tarsu” dell’anno precedente; poi si è detto, ad un certo punto, che i Comuni avrebbero avuto la possibilità di coprire integralmente il costo del servizio con altre risorse di bilancio (decreto Imu-2); quindi è spuntata la possibilità di ignorare del tutto le nuove regole e riproporre, anche per il 2013, lo stesso tipo di imposta del 2012 (Tarsu); subito dopo si è stabilito che questo passaggio non sarebbe stato possibile per quei Comuni che avessero già approvato il Bilancio 2013; infine, in alcuni comuni, il saldo Tares è stato rinviato ai primi mesi del 2014, posticipo questo che non farà che creare ulteriori difficoltà, dal momento che così facendo il saldo del tributo 2013 si andrà a sommare all’arrivo della Iuc (Imposta Unica Comunale sulla casa), composta da Imu (componente patrimoniale), Tasi (fruizione di servizi comunali) e Tari (tassa sui rifiuti). Insomma, un bel pasticcio!

 

DA ATO AD ARO: COSA CAMBIA E PERCHÉ

Il 29 dicembre 2012 è stata modificata Legge n. 9/10 istituendo gli Aro (Ambiti di Raccolta Ottimali) e le Srr (Società di Regolamentazione Rifiuti), allo scopo di ridare la gestione  del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in mano ai Comuni. Fino a quel momento il servizio era stato gestito dagli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) - enti sovracomunali a totale capitale pubblico - che gestivano l’intera catena del servizio (raccolta, selezione, smaltimento, riscossione tributi, ecc.). Anche se poi in realtà il panorama in questo senso risultava assai variegato, in quanto alcuni Ato avevano già espletato la gara per il “gestore unico”.
Che cosa cambia con il passaggio all’Aro? Le Aro hanno il compito di gestire il servizio di spazzamento, raccolta, trasporto e smaltimento, e sono costituiti da Comuni in forma singola o associata mediante lo strumento della convenzione. Possono, inoltre, redigere i piani di intervento, i capitolati di spesa e i bandi di gara. Il quadro è stato dunque piuttosto instabile negli ultimi anni, passando da una fase in cui le Amministrazioni comunali possedevano mezzi e operatori propri ad una fase di esternalizzazione completa dei servizi ed addirittura di aggregazione tra comuni vicini per realizzare economie di scala. Con l’aggravante che non tutte le situazioni sono uguali. Vi sono infatti casi in cui i Comuni hanno ritardato la costituzione delle Ato effettuando bandi in proprio o, peggio, la proroga alle ditte esistenti senza l’espletamento della gara. Con il proliferare di contenziosi e i ricorsi ed un aumento dei costi che molto spesso si sono riversati sui cittadini. Oggi, con l’introduzione delle Aro, la palla torna ai Comuni, ma alcune questioni restano irrisolte. Non ultima quella relativa al fatto che i Comuni sprovvisti delle competenze necessarie a redigere dei piani di intervento hanno dovuto rivolgersi a consulenti esterni sostenendo ulteriori spese. Insomma, un cane che si morde la coda.

 

GIUGNO 2014: LA DOPPIA SCOMMESSA

All’interno di questo speciale, che avrà un’uscita settimanale per i prossimi due mesi ogni venerdì, abbiamo sentito le amministrazioni comunali dei comuni della Valle d’Itria per comprendere come si sta gestendo il passaggio al gestore unico, a che punto è la redazione dei piani d’intervento e quando è prevista la pubblicazione dei nuovi bandi di gara. Argomento quest’ultimo che diventa di particolare importanza dal momento che lo scorso 18 dicembre, l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, ha fatto sapere che è stato prorogato al 30 giugno 2014 il termine per l’accesso ai 10,8 milioni di euro a disposizione di quegli Aro che riusciranno, entro quella data, ad espletare le nuove gare per i servizi di spazzamento e raccolta improntate ad una raccolta differenziata spinta.

E qui tocchiamo un altro tema abbastanza scottante: i livelli di raccolta differenziata non raggiungono in molti comuni le soglie previste dalla normativa regionale e quindi ai costi già elevati del servizio, si potrebbe aggiungere il fardello “Ecotassa”. Partendo dall’analisi dei dati della raccolta differenziata e dalle modalità con cui attualmente il servizio viene gestito, abbiamo cercato di capire in che modo le Amministrazioni si stanno organizzando per rispondere ad un’altra importante scommessa lanciata dalla Regione Puglia. Per tutti i comuni che non fossero riusciti a raggiungere la soglia del 30% di raccolta differenziata, infatti, già da gennaio 2014 doveva essere applicata un’ecotassa pari a 25,82 €/t. “Abbiamo voluto tuttavia dare una ulteriore chance a quei comuni che, pur faticando a ad entrare nei range di percentuali che accedono ai benefici, manifesteranno miglioramenti delle performance nei primi sei mesi del prossimo anno” ha dichiarato Nicastro lo scorso 21 dicembre. E quindi tutti quei comuni che entro giugno 2014 avranno incrementato la percentuale di differenziata almeno del 5% rispetto al dato di settembre 2013 potranno non versare la differenza tra la vecchia ecotassa e la nuova alle casse regionali. Una sfida importante, soprattutto in tempi di magra come questi!

 

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Attibuzione - Non commerciale

   

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