Aziende in crisi e lavoratori in crisi

di Mariagrazia Semeraro sabato, 26 maggio 2012 ore 14:01

Le soluzioni ci sono: aggirare e personalizzare gli ammortizzatori sociali, con falsi licenziamenti per esempio.

Lavoratori sospesi. Un'immagine storica.

 

Aziende in crisi? Non c’è problema. Ci sono tanti modi per venirne fuori: contratti a tempo indeterminato che si trasformano in contratti a chiamata, falsi licenziati che continuano a lavorare, ma a nero, tanto per dirne alcuni. “Si crea un connubio tra lavoratore ed impresa – spiega Donato Acquaviva, responsabile della CGIL di Fasano - L’imprenditore non lascia altra scelta al lavoratore di accettare l’accordo, facendogli credere che è un guadagno, perché lo Stato gli garantisce la disoccupazione e l’impresa lo paga a nero a giornata”. Alla fine, magari, ci guadagna davvero.
 
In breve, le aziende aggirano gli ammortizzatori sociali, li personalizzano, inventano strategie per risparmiare sulle tasse, sugli stipendi, ma senza limitare la produttività. Si lavora di più e si spende meno.
 
“La CGIL – promette Donato Acquaviva – si occuperà di smascherare queste magagne per garantire i diritti dei lavoratori”. 
 
Le imprese fanno leva sulla poca informazione dei dipendenti: adesso sono le aziende a rivolgersi ai sindacati al posto dei lavoratori, stravolgendo i ruoli. Di contro, i lavoratori parlano dell’imprenditore come “il padrone”, omaggiandolo come un feudatario, foraggiando la loro subordinazione, dimenticando il potere dell’unità, della massa, come hanno dimostrato i lavoratori del pastificio fasanese Monna De’Lizia, in sciopero dal 29 marzo, da due mesi quindi.
 
Basterebbe un’attenzione maggiore delle forze dell’ordine, con controlli incrociati tra numero di lavoratori (dichiarati) che diminuiscono nel tempo e produttività che aumenta, per sgominare lavoratori a nero e imprenditori evasori.
 
Ancora, ci sono casi in cui i lavoratori hanno un tipo di contratto che dipende dalla produttività dell’attività e dal bilancio che può essere o non essere trasparente. È come se i lavoratori diventassero soci dell’imprenditore, per cui, se questo mese ho un guadagno ti pago, se no, devi accontentarti di monetine.
 
Poi ci sono i voucher, un altro modo ingannevole per far uscire dalla crisi le aziende ed impoverire i già miseri lavoratori, portandoli a compiere gesti estremi. Se per l’ex ministro al Lavoro, Maurizio Sacconi, i voucher rilanciano l’economia, dall’altro, la loro espansione per ogni categoria, porterà ad una generazione senza futuro, senza maternità, senza ferie, senza pensione e quindi, senza diritti, per i lavoratori dipendenti. I voucher sono buoni lavoro acquistabili da cittadini datori di lavoro dall`Inps, forse anche in tabaccheria e alle Poste, per pagare prestazioni di lavoro occasionali.
E’ il caso di informare i lavoratori, di farli uscire dall’ignoranza per dar loro uno strumento, quello della coesione, per lottare per i loro diritti.

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