Xylella fastidiosa, 10 indagati spunta il nome di Vito Nicola Savino

di Redazione GoValleDItria sabato, 19 dicembre 2015 ore 09:00

E' il dirigente del Centro di Ricerca "Basile-Caramia" di Locorotondo

LOCOROTONDO - Pare che sia giunto ad un punto di svolta l'affare Xylella fastidiosa, anche se i risvolti della vicenda non sono dei più rosei. In seguido alle indagini condotte dagli uomini del Corpo forestale dello Stato, il procuratore Cataldo Motta e i pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci ha disposto il sequestro di tutti gli ulivi colpiti da xylella fastidiosa che avrebbero dovuto essere eradicati in Salento. Inoltre, sono stati notificati ben dieci avvisi di garanzia.

Tra gli indagati, spunta il nome di Vito Nicola Savino, dirigente del Centro di Ricerca "Basile-Caramia" di Locorotondo e docente all'università di Bari. Con lui, sono stati raggiunti da avviso di granzia anche il commissario Silletti, dirigente dell'Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, Silvio Schito, e il suo predecessore Antonio Guario; il dirigente del servizio Agricoltura della Regione, Giuseppe D'Onghia; Giuseppe Blasi del Servizio fitosanitario nazionale; Franco Nigro (Università di Bari); Donato Boscia, respondabile dell'Istituto per la protezione delle piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso istituto, e Franco Valentini ricercatore dello Iam di Valenzano. Ma potrebbero spuntare ancora altri nomi.
 
Tra i reati contestati, diffusione colposa della malattia delle piante, violazione dolosa e colposa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali.
 
Come accennato, tutti gli ulivi che, secondo il "piano Silletti" e le ingiunzioni dell'Osservatorio fitosanitario, avrebbero dovito essere eradicati, sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Bloccati, quindi, gli espianti.
 
Lo scorso maggio, nel corso delle indagini, furono sequestrati dieci computer di scienziati e ricercatori del Cnr, dell'Università di Bari, dello Iam  e del Centro Caramia di Locorotondo, che avevano studiato la malattia.
 
La svolta arriva mentre l'Unione Europea chiede all'Italia di accellelare le azioni di contrasto al batterio killer. Proprio la scorsa settimana era stata inviata al Governo una lettera di messa in mora, che vale come preavviso per l'apertura di una procedura di infrazione con sanzioni milionarie e ulteriore stretta sull'embargo dei vegetali italiani. A rallentare l'applicazione delle disposizioni europee, le proteste degli agricoltori e le ordinanze del Tar della Regione Lazio. A questo punto, il sequesto disposto dalla Procuro di Lecce e la svolta nelle indagini, aprono un altro capitolo di una vicenda che va ormai assumento contorni molto opachi. Nuove sorprese potrebbero giungere dall'inchiesta recentemente aperta dalla Procura di Brindisi, sulle modalità con cui sono state effettuate le eradicazioni.
 
 
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