Operazione pioggia d’oro: annullate le condanne per falso

di Redazione GoValleDItria mercoledì, 16 dicembre 2015 ore 08:56

Tra gli imputati diversi ostunesi e cegliesi

FASANO – Emessa la sentenza da parte della Corte di Cassazione relativa alla maxi inchiesta “Pioggia d’oro”. Una inchiesta legata all’indebita percezione di contributi pubblici finalizzati al risarcimento dei danni causati alle aziende agricole dalle calamità naturali, nella quale sono 16 gli imputati tra cui 4 fasanesi.
 
 La sesta sezione penale della Corte di Cassazione a seguito dei ricorsi presentati da tutti gli imputati ha annullato senza rinvio tutte le condanne relative al reato di falso per prescrizione. Relativamente al reato di truffa, invece, la Cassazione, previa riqualificazione, ha annullato con rinvio le condanne rinviando ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce.
 
Ripartirà, dunque, un ulteriore processo di Appello bis in Corte d’Appello a Lecce, ma davanti ad altra sezione, nel corso del quale si dovranno ristabilire tutte le pene detentive nonché le confische relative ai sequestri eseguiti all’epoca dal Gip.
 
Un ottimo risultato, dunque, ottenuto dal collegio difensivo che era composto dagli avvocati Mario Guagliani, Aldo Guagliani, Marcello Zizzi, Massimo Manfreda, Michele Fino e Giacomo Cofano.
 
Nel processo sono costituite parte civile la Regione Puglia e la Provincia di Brindisi.
 
Sono state tre le udienze svolte in Cassazione. 
 
Il 5 maggio scorso il Procuratore generale della Cassazione aveva sollevato una questione preliminare. La pubblica accusa della suprema corte aveva chiesto la modifica del reato contestato ai 16 imputati nei primi due gradi di processo, dal 640 bis (truffa ai danni dello Stato) a peculato. A sostenere questa tesi una dettagliata relazione letta in apertura della udienza dal Pg della Cassazione, secondo il quale il reato sarebbe stato compiuto all’atto della redazione delle determine della Provincia di Brindisi con il quale vennero risarcite alcune aziende agricole.
 
Dopo la relazione del Procuratore generale, i difensori degli imputati  avevano chiesto e ottenuto il termine a difesa e pertanto la Corte di Cassazione aveva rinviato l’udienza al 27 maggio.
 
Nel frattempo i difensori degli imputati avevano presentato nei termini delle corpose memorie difensive.
 
In apertura della udienza del 27 maggio il procuratore generale della Cassazione aveva replicato esprimendosi sulle memorie e sulle eccezioni preliminari presentate dai difensori ritenendole non fondate.
 
Gli avvocati a seguire avevano  contro dedotto alla tesi del Pg della Cassazione sostenendo la fondatezza delle questioni preliminari sollevate.
 
 La Corte dopo una lunga camera di consiglio aveva emesso la sentenza stabilendo che il processo doveva ritornare in Corte d’Appello a Lecce per le relative notifiche. In pratica le eccezioni preliminari sollevate dai difensori riguardavano dei difetti di notifica della sentenza di secondo grado che non era stata notificata anche alle parti contumaciali.
 
Sulla base delle eccezioni procedurali preliminari contestate dagli avvocati difensori, la Corte di Cassazione aveva rimandato tutto alla Corte di Appello di Lecce per sanare, appunto, tali questioni preliminari, senza fissare la prossima udienza.
 
Dopo che la Corte d’Appello di Lecce ha effettuato i dovuti adempimenti, la Cassazione ha fissato la nuova udienza che si è svolta nei giorni scorsi.
 
A fine maggio dello scorso anno la seconda sezione penale della Corte di Appello di Lecce aveva emesso la sentenza riducendo le condanne che erano state emesse in primo grado a carico dei 16 imputati.
 
Queste le condanne che erano state emesse dai giudici di secondo grado. Condanne che, alla luce della sentenza della Cassazione, saranno tutte riviste considerato che il reato di falso è andato in prescrizione.
 
Angela Cucci, 59 anni nativa di Fasano e residente a Cisternino venne condannata a 5 anni di reclusione. La Cucci era stata individuata dalla pubblica accusa come l’elemento attorno alla quale ruotava la truffa portata avanti per mesi che avrebbe fruttato, secondo l’accusa,  a lei e agli altri imputati migliaia e migliaia di euro. In primo grado era stata  condannata a 9 anni di reclusione.
 
Anna Maria Carucci, 44 anni, di Ceglie Messapica, venne condannata a 3 anni e 4 mesi di reclusione. In primo grado era stata condannata a 4 anni di reclusione.
 
 I coniugi Martino Carucci, 49 anni, di Ceglie Messapica, e Domenica Prete, 44 anni, di Ostuni, vennero condannati a 2 anni e 10 mesi, mentre in primo grado avevano ottenuto una condanna a  3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno.
 
Pietro Carucci, 51 anni, di Ceglie Messapica, venne condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione (in primo grado la condanna era stata di 3 anni e 6 mesi).
 
Rosa Tommasina Montanaro, 77 anni, di Ceglie Messapica, venne, invece, condannata in secondo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione, rispetto ai 4 anni di condanna che le erano stati inflitti dai giudici di primo grado.
 
Per i coniugi di Pezze di Greco Vincenzo Melarosa, 59 anni, e Cosima De Matteis, 58 anni, la condanna in secondo grado è stata di 3 anni e 10 mesi di reclusione (in primo grado erano stati condannati a 4 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno).
 
Ad un anno e due mesi di reclusione ciascuno vennero, invece, condannati in secondo grado i coniugi di Montalbano, Giovanni Laporta di 52 anni e Isabella Caramia di 48 anni (entrambi in primo grado erano stato condannati a 2 anni ciascuno).
 
Salvatore Sollazzo, 51 anni, di Torre Santa Susanna, venne condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione (in primo grado la condanna era stata a 6 anni); per la moglie Palmira Monticelli, 50 anni, la condanna in appello fu di 3 anni e 10 mesi (rispetto ai 5 anni e 6 mesi che le erano stati inflitti con la condanna di primo grado). Condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno per i figli dei coniugi Sollazzo: Vito Antonio di 26 anni e Caterina Sollazzo di 29 anni (in primo grado entrambi i fratelli erano stati condannati a 2 anni e 6 mesi di reclusione).
 
Salvatore Mazzotta di 64 anni di San Donaci, venne condannato ad un anno di reclusione (in primo grado aveva ottenuto un anno e 6 mesi con la “pena sospesa nel termine e alle condizioni di legge”).
 
Infine il figlio di Salvatore Mazzotta, Vito di 37 anni, anche lui di San Donaci, venne condannato a 10 mesi di reclusione (in primo grado la sua condanna era stata ad un anno e 7 mesi pena sospesa).
 
La seconda sezione penale della Corte di Appello di Lecce, inoltre, sostituì le pene accessorie della interdizione in perpetuo dai pubblici uffici inflitte in primo grado a Salvatore Sollazzo e Angela Cucci con quella della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni eliminando, per entrambi, l’interdizione legale.
 
Confermò nel resto la sentenza di primo grado condannando tutti gli imputati al pagamento delle spese processuali (1700,00 euro ciascuno), e al risarcimento dei danni nei confronti della Regione Puglia e della Provincia di Brindisi (enti che si erano costituiti parte civile, i cui avvocato erano presenti ieri in Cassazione).
 
Il collegio difensivo, dunque, presentò ricorso in Cassazione. Ricorso che si è discusso il 5 e il 27 maggio scorso e l’altro ieri quando la Cassazione ha sentenziato l’annullamento senza rinvio di tutte le condanne relative al reato di falso per prescrizione. Relativamente al reato di truffa, invece, la Cassazione, previa riqualificazione, ha annullato con rinvio le condanne rinviando ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce.
 
Si attende ora la fissazione del processo di Appello bis davanti ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce per ristabilire tutte le pene detentive relative al reato di truffa nonché le confische relative ai sequestri eseguiti all’epoca dal Gip.
 
Tempo stimato di lettura: 3’

Attibuzione - Non commerciale

   

Inserisci un commento


Valle d'Itria social




Commenti recenti

  • meoli federico

    Vorrei far riflettere i giovani sull’utilità di lavorare come animatori turistici poiché può favorire l’accesso ad ulteriori sbocchi lavorativi....

    Mostra articolo
  • De Maio Giuseppina

    Buongiorno, le regioni meridionali con progetti simili potrebbero risorgere e vivere di natura e turismo veicolato, senza essere costrette a...

    Mostra articolo



Login

Se non sei iscritto, registrati subito!